Yoga Sutra di Patanjali

Yoga Sutra di Patanjali (dal sanscrito “aforismi sullo yoga”) è Uno dei più importanti testi dello yoga classico. Contiene 195 brevi aforismi che descrivono la pratica e i mezzi tramite cui raggiungere lo yoga (l’Unità).

Non si conosce l’esatta datazione di questo testo ma si pensa che sia stato scritto tra l’anno 0 e il 400 d.C.; è stata l’opera, tra i testi dell’India antica, maggiormente tradotta durante l’era medievale e malgrado la grande diffusione che ebbe all’epoca, ne sono state perse le tracce per circa 700 anni (tra il XII e il XIX secolo).

Nei suoi aforismi, Patanjali elenca gli ashtanga (dal sanscrito asht, “otto” e angas, “arti, rami”, spesso tradotto con “gli otto stadi”) dello yoga. Una possibile interpretazione di questi stadi è il considerarli come i gradini di una scala che il praticante deve salire per raggiungere kaivalya, la suprema libertà. In ogni caso, anche se questa spiegazione è intuitiva e chiara, non è del tutto corretta! Ashtanga infatti significa anche gli otto arti, intesi come le braccia e le gambe dello yoga e questa definizione è più appropriata per capire meglio il carattere organico della struttura dello yoga definita da Patanjali.
Lo yoga, in ultima analisi, come spiega il mistico, è la comprensione della sostanziale non dualità della realtà; tale illuminazione si verifica quando il soggetto, l’oggetto e l’atto del ricercare sono compresi come essenzialmente unitari. Yoga (unità) avviene quando non esistono più né “io”, né “tu”, esiste solamente una coscienza che è consapevole del Tutto.

Secondo Patanjali, la mente razionale non può comprendere questa fondamentale Unità, infatti egli definisce lo yoga anche come “citta vritti nirodha” (YS 1.2), cioè la cessazione delle fluttuazioni della mente. L’assenza di pensiero permette a “colui che vede di accettare il suo stato naturale” (YS 1.3).
Patanjali
Ma come si può raggiungere questo stato di non pensiero? Nei suoi aforismi, Patanjali sostiene che prima di tutto bisogna purificare i propri comportamenti e le proprie attitudini verso gli altri e verso se stessi. Inoltre si deve mantenere il corpo in salute e la mente allenata, in modo che entrambi siano pronti per la concentrazione e la meditazione. Attraverso questi mezzi, si può avere esperienza diretta dello stato di samadhi, la temporanea consapevolezza (non razionale) di Unione.

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